Lo Champagne lancia la sfida ai cambiamenti climatici

Published on dicembre 21, 2019 by admin

Filed under News

Last modified dicembre 21, 2019

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Il Comité Champagne ha pubblicato un dossier sul suo impegno a favore dell’ambiente

Bottiglie più leggere che limitano del 20% l’impatto delle emissioni di CO2, un programma di innovazione varietale per selezionare varietà più resistenti agli stress climatici, il 90% dei rifiuti riciclati e valorizzati: sono solo alcune delle azioni a tutela dell’ambiente messe in campo negli ultimi 15 anni dalla Champagne, la prima filiera viticola al mondo a misurare la sua impronta carbonica e ad aver dato vita a un piano per ridurre del 75% le sue emissioni entro il 2050. Ecco le principali:
 
La sfida climatica: per ora solo benefici
Finora in Champagne il cambiamento climatico si è rivelato benefico per la qualità dei mosti: vendemmia più precoce di 18 giorni, acidità totale calata di 1,3 grammi per litro di acido solforico, crescita minima (+0,7%) del titolo alcolometrico volumico naturale. Tuttavia già oggi la Champagne esplora scenari alternativi che le consentiranno di mantenere la tipicità dei suoi vini in caso di peggioramento della deriva climatica.
 
In 15 anni ridotte del 20% le emissioni di CO2 per singola bottiglia
La Champagne è stata la prima filiera viticola al mondo a calcolare con precisione la sua impronta carbonica. Nel 2003 la filiera si è dotata di un ambizioso piano a tutela del clima e punta a una diminuzione entro il 2050 del 75% delle proprie emissioni di CO2, già ridotte del 20% per ogni singola bottiglia negli ultimi 15 anni.
 
Nel 2010 nasce la bottiglia leggera
Dopo cinque anni di sperimentazioni, nel 2010 la filiera dello Champagne ha alleggerito del 7% il peso della bottiglia. L’effetto su imballaggi e trasporti ha permesso una riduzione delle emissioni pari a 8.000 tonnellate di CO2 all’anno, equivalenti a una flotta di 4.000 veicoli.
 
Riciclati il 90% dei rifiuti
La Champagne è già oggi in grado di riciclare il 90% dei rifiuti prodotti, mentre il 100% dei sottoprodotti vinicoli viene valorizzato dall’industria, dalla cosmetica e dal settore farmaceutico e agroalimentare. Inoltre, sono 120.000 le tonnellate di legno di risulta prodotte ogni anno dalla filiera.
 
La Champagne inventa i vitigni del futuro
Dal 2010 la Champagne partecipa al programma di miglioramento varietale INRA-ResDur, studiando in situ le varietà candidate all’iscrizione al registro francese dei vitigni. In parallelo, il Comité Champagne ha intrapreso nel 2014 un programma regionale, che prevede incroci di Pinot Noir, Gouais, Chardonnay, Meunier, Arbane e Petit Meslier. Nel 2018 il programma è entrato nella fase di selezione intermedia, con la messa a dimora delle prime varietà che saranno valutate dal 2020.
 
Contrastare l’impatto del clima nel vigneto
La Rete di monitoraggio della maturazione delle uve, costituita nel lontano 1956 e che oggi copre circa 600 particelle, si sta rivelando quanto mai preziosa per calibrare le condizioni della vendemmia e preservare l’equilibrio dei mosti. Per valutare le leve di adattamento al cambiamento climatico sono in atto sperimentazioni che puntano a determinare gli effetti dell’intensità della cimatura nelle fasi di accrescimento della vite sulla concentrazione di acido malico nelle uve. Inoltre, è stata intrapresa una sperimentazione sulla densità di impianto e, in particolare, sulla distanza tra filari.
 
Contrastare le vendemmie più calde anche in cantina
Con il 2018 la Champagne ha registrato la quinta vendemmia iniziata nel mese di agosto da 15 anni a questa parte. Sono state sviluppate sperimentazioni per l’eventuale protezione delle uve e dei mosti dal calore. Le prime misure vanno naturalmente adottate in vigneto, ma anche in cantina i tempi di lavorazione possono essere ridotti con diverse strategie.
 
L’adattamento alla diversa composizione dei mosti
Anche le pratiche enologiche devono adeguarsi per assicurare l’eccellenza costante dei vini di Champagne. La tendenza verso una maturità sempre più spinta comporta concentrazioni zuccherine nei mosti solo leggermente maggiori. Nulla di allarmante, quindi: sono sufficienti un minor zuccheraggio e l’imbottigliamento a pressioni inferiori per non aumentare il grado alcolico.
 
Un disciplinare per la certificazione della viticoltura sostenibile in Champagne
Il disciplinare in 120 punti sulla Viticoltura sostenibile in Champagne realizzato dal Comité è stato riconosciuto dal Ministero dell’agricoltura francese ed è oggi adottato sul 15% delle superfici vitate. Globalmente, il 20% della superficie della denominazione oggi detiene una certificazione ambientale.

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